15.10.20 ore 18.46

Via libera al “Patrimonio Rilancio”

Arriva l’ok della Ue per la ricapitalizzazione delle grandi imprese.

Con l’approvazione del regime d’aiuti italiano per la ricapitalizzazione delle grandi imprese colpite dal Covid, sta per diventare operativo anche il secondo pilastro per sostenere le imprese con fatturati sopra i 50 milioni e che sarà gestito da CDP.

Atteso per la prossima settimana il decreto attuativo.

Di cosa si tratta?

Nasce come intervento per consolida la base di capitale delle grandi imprese andate in sofferenza in questi mesi a causa del Covid, con quattro operazioni di ricapitalizzazione:

· Conferimenti in capitale;

· Obbligazioni obbligatoriamente convertibili;

· Obbligazioni convertibili, su richiesta del beneficiario o dell’obbligazionista;

· Debiti subordinati.

Chi saranno i beneficiari?

Le grandi imprese – sopra i 50 milioni di fatturato – che hanno subito una drastica riduzione delle entrate nel 2020 a causa del Covid.

Per essere ammissibili, tra gli altri criteri, le imprese devono essere considerate strategiche per l’economia e per i mercati del lavoro.

Non candidabili invece le imprese che al 31 dicembre 2019 risultavano già in difficoltà.

Gli aspetti innovativi di Patrimonio Rilancio, che rendono più efficace l’aiuto

Primato dell’Italia nel creare uno strumento simile sfruttando il Temporary Framework (TF) europeo sugli aiuti di stato ampliandone lo spettro grazie al dialogo del Ministero dell’economia (MEF), Patrimonio Rilancio ha allargato la platea di strumenti previsti dal Temporary Framework, aggiungendone due, come ha spiegato il ministro dell’economia Roberto Gualtieri nel corso di un’audizione parlamentare. “Il Temporary Framework contempla solo due tipi di interventi: la sottoscrizione di azioni e la sottoscrizione di strumenti ibridi automaticamente convertiti in azioni nel caso in cui alla scadenza l’impresa beneficiaria non sia ancora in grado di rimborsare i titoli”. Nell’interlocuzione con la Commissione europea, invece, l’Italia ha proposto di aggiungere “anche degli ibridi convertibili, (l’opzione della conversione dei quali è nelle mani del sottoscrittore) che non sono esplicitamente contemplati dal TF e che sono al tempo stesso più convenienti per l’impresa e offrono maggiori salvaguardie per lo Stato”.

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