Un’altra novità di quest’anno è l’elenco e il come fornire la documentazione idonea per il credito d’imposta.

La documentazione idonea al fine di dimostrare la spettanza del beneficio consiste nelle fatture e negli “altri documenti relativi all’acquisizione dei beni agevolati”.

Le fatture e tutti gli altri documenti inerenti l’investimento devono contenere l’evidente riferimento alle disposizioni della Legge di Bilancio 2020, ivi intendendo una dicitura similare alla seguente: “Beni agevolabili ai sensi dell’articolo 1, commi 184-194, Legge 160 del 27.12.2019”.

La non adempienza di tale onere documentale può arrecare al beneficiario del credito d’imposta, in sede di controllo dell’Agenzia delle entrate, la grave conseguenza consistente nella revoca dell’agevolazione.

La nuova disciplina introdotta dall’articolo 1, commi 184 –197, L. 160/2019 (c.d. Legge di Bilancio 2020) e sostitutiva, per l’annualità 2020, delle normative previgenti in materia di super e iper ammortamento, impone ai soggetti beneficiari un inedito onere documentale da attivare prima del perfezionamento dell’investimento.

Il comma 195 dispone in particolare che “ai fini dei successivi controlli, i soggetti che si avvalgono del credito d’imposta sono tenuti a conservare, pena la revoca del beneficio, la documentazione idonea a dimostrare l’effettivo sostenimento e la corretta determinazione dei costi agevolabili”.

 

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Le nuove agevolazioni del 4.0 sono finalizzate anche ad ampliare notevolmente (fino al 40%) la platea delle imprese beneficiarie.

Le grandi favorite di quest’anno sono le PMI i cui orizzonti grazie a questo nuovo assetto sono di gran lunga mutati.

La politica industriale “transizione 4.0” è il filo conduttore anche per la nuova disciplina degli incentivi fiscali previsti dal piano nazionale 4.0.

L’unico strumento previsto per l’accesso agli incentivi è il credito d’imposta e sarà così articolato:

  • investimenti in beni strumentali, attraverso il nuovo credito d’imposta sostitutivo di super e iper ammortamento;
  • formazione, attraverso la proroga con modifiche del credito d’imposta formazione 4.0;
  • R&S e innovazione, attraverso la riforma della disciplina del credito d’imposta R&S.

Con l’articolo 1, commi 198209, L. 160/2019 (c.d. Legge di Bilancio 2020) viene dunque introdotta, per il periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31.12.2019, una riforma del credito d’imposta R&S, con l’estensione dell’incentivo ad attività di innovazione tecnologica, anche finalizzata al raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0, e di design ed ideazione estetica per i settori del Made in Italy.

Per quanto riguarda i crediti r&s maturati nel periodo d’imposta 2019 continuerà ad essere applicata la previgente normativa modificata dalla 145/2018.

 

LE NOVITÀ DELLA DISCIPLINA:

  • ampliamento dell’ambito applicativo oggettivo, tramite estensione dell’incentivo ad attività diverse dalla R&S verso attività di innovazione tecnologica per l’impresa e di designed ideazione estetica dei settori del Made in Italy;
  • modalità di determinazione della base di calcolo del credito d’imposta fondata sul metodo volumetricoe non più sul metodo incrementale, rendendo irrilevante il sostenimento di spese per attività analoghe in periodi precedenti;
  • modulazione di intensità e limiti di spesa in funzione della tipologia di attività ammissibile;
  • maggiorazione dell’intensità per attività di innovazione tecnologica con obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0;
  • ridefinizione delle categorie di spese ammissibili, con inserimento di maggiorazioni in caso di spese di personale relative a giovani ricercatori al primo impiego, assunti con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato e dedicati esclusivamente alle attività ammissibili, e in caso di contratti extra-murosstipulati con università e istituti di ricerca residenti nel territorio dello Stato;
  • fruibilità del credito d’imposta in 3 quote annuali di pari importoa decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione del credito;
  • previsione dell’obbligo di comunicazione al Mise.

 

LE TRE CATEGORIE DI ATTIVITÀ AMMISSIBILI:

  • attività di R&S, ovvero di ricerca fondamentale, di ricerca industriale e sviluppo sperimentale in campo scientifico o tecnologico, come definite, rispettivamente, alle lettere m), q) e j) del punto 15 del paragrafo 1.3 della comunicazione della Commissione Europea (2014/C 198/01)del 27.06.2014, avendo riguardo ai criteri di classificazione contenuti nell’OECD Guidelines for Collecting and Reporting Data on Research and Experimental Development (c.d. Manuale di Frascati dell’OCSE);
  • attività di innovazione tecnologica relative alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati rispetto a quelli già realizzati o applicati dall’impresa, tenendo conto dei principi generali e dei criteri contenuti nelle “Linee guida dell’OCSE per la raccolta e l’interpretazione dei dati sull’innovazione tecnologica” (c.d. Manuale di Oslo dell’OCSE);
  • attività di design e ideazione estetica svolte dalle imprese operanti nei settori tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica, per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari.

*il Mise per agevolare la corrispondenza nelle categorie prestabilite emanerà un decreto (entro 60 giorni dall’entrata in vigore della disciplina) con i criteri per la corretta applicazione di tali definizioni.

 

Le intensità del credito d’imposta sono modulate in funzione delle attività ammissibili effettivamente svolte come di seguito riepilogato:

 

Agevolazione Credito d’imposta Limite massimo di spesa ammissibile            Quote annuali
Credito R&S 12% 3 milioni di euro 3
Credito innovazione tecnologica 6% 1,5 milioni di euro
Se finalizzato ad un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0 10% 1,5 milioni di euro
Credito design e ideazione estetica 6% 1,5 milioni di euro

 

La nuova disciplina del credito d’imposta R&S, innovazione tecnologica, design ed ideazione estetica eredita alcuni aspetti della disciplina previgente.

 

CHI NON POTRÀ ACCEDERE AL CREDITO:

 

L’accesso al credito di imposta è precluso ai soggetti sottoposti a procedure non finalizzate alla continuazione dell’esercizio dell’attività economica quali liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa, concordato preventivo senza continuità aziendale, altra procedura concorsuale prevista dalla L.F., dal D.Lgs. 14/2019 (c.d. Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza), o da altre leggi speciali o che abbiano in corso un procedimento per la dichiarazione di una di tali situazioni e le imprese destinatarie di sanzioni interdittive ai sensi dell’articolo 9, comma 2, D.Lgs. 231/2001.

Documenti obbligatori per l’accesso:

  • l’obbligo di acquisire una certificazione contabile attestante l’effettivo sostenimento delle spese ammissibili e la corrispondenza delle stesse alla documentazione contabilepredisposta dall’impresa, rilasciata dal soggetto incaricato della revisione legale dei conti o, per le imprese non obbligate ex lege, da un revisore legale dei conti o da una società di revisione iscritti nella sezione A di cui all’articolo 8 D.Lgs. 39/2010;
  • l’obbligo di redigere una relazione tecnicache illustri le finalità, i contenuti e i risultatidelle attività ammissibili svolte in ciascun periodo d’imposta, predisposta a cura del responsabile aziendale delle attività ammissibili o del responsabile del singolo progetto o sotto progetto e controfirmata dal rappresentante legale dell’impresa ai sensi del  445/2000.

Resta confermato, per le sole imprese non obbligate per legge alla revisione legale dei conti, il riconoscimento del costo sostenuto per l’attività di certificazione contabile in aumento del credito d’imposta entro 5.000 euro, nel rispetto dei limiti massimi di fruibilità del credito d’imposta.

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Incentivi per Industria 4.0, si parte con il nuovo credito d’imposta: ecco il testo dell’emendamento del Governo

Nella serata del 9 dicembre è arrivato in Commissione Bilancio al Senato il testo dell’emendamento voluto dal Ministero dello Sviluppo Economico che introdurrà, una volta approvato dal Parlamento – al netto di eventuali ulteriori modifiche ancora possibili -, il nuovo credito d’imposta per investimenti in beni strumentali al posto di superammortamento e iperammortamento per investimenti effettuati dal 1 gennaio 2020.

Rispetto alla prima versione dell’emendamento, che aveva scatenato le reazioni degli industriali, il nuovo testo introduce molte novità, accogliendo in buona parte le richieste di Confindustria. Vediamo nel dettaglio che cosa prevede la nuova disciplina.

Incentivi con spirito pluriennale… ma validi solo per un anno

Sembra una contraddizione in termini, ma è proprio così. Il testo del nuovo articolo 22 del disegno di bilancio si apre con una premessa di metodo che sancisce l’obiettivo di rendere il piano strutturale e pluriennale. Il testo recita infatti così “Al fine di sostenere più efficacemente il processo di transizione digitale delle imprese, la spesa privata in ricerca e sviluppo e in innovazione tecnologica, anche nell’ambito dell’economia circolare e della sostenibilità ambientale, l’accrescimento delle competenze nelle materie connesse alle tecnologie abilitanti il processo di transizione tecnologica e digitale, nonché razionalizzare e stabilizzare il quadro agevolativo di riferimento in un orizzonte temporale pluriennale, compatibilmente con gli obiettivi di finanza pubblica, è ridefinita la disciplina degli incentivi fiscali previsti dal Piano Impresa 4.0″.

Peccato che, in assenza di risorse, il testo disponga poi di fatto una durata annuale degli incentivi. Un colpo al cerchio, insomma, e uno alla botte: il Governo, di fatto, sancisce lo “spirito” pluriennale delle misure, ma le risorse per ora bastano per un solo anno. Questo era uno dei punti sostanziali sui quali si erano levati gli scudi degli industriali: “Se il rinnovo è solo per un anno, tanto vale tenere il sistema attuale”, ci aveva detto Andrea Bianchi, direttore delle Politiche Industriali di Confindustria. Vedremo come le associazioni di imprese giudicheranno il nuovo pacchetto, anche alla luce delle tante altre novità che ora vi illustreremo.

Credito d’imposta del 6% per investimenti in beni strumentali

Il credito d’imposta prevede un’aliquota al 6% per l’acquisto di beni strumentali effettuato dal 1 gennaio 2020 fino al 31 dicembre 2020, ovvero entro il 30 giugno 2021 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione. Questo incentivo sostituisce il superammortamento ed è fruibile dalle imprese e da chi esercita arti e professioni.

Ad essere esclusi, oltre ai mezzi di trasporto e ai beni con coefficienti di ammortamento inferiori al 6,5% che erano già esclusi dal superammortamento, sono anche i “beni gratuitamente devolvibili delle imprese operanti in concessione e a tariffa nei settori dell’energia, dell’acqua, dei trasporti, delle infrastrutture, delle poste, delle telecomunicazioni, della raccolta e depurazione delle acque di scarico e della raccolta e smaltimento rifiuti”.

Il limite per la fruizione del beneficio è di 2 milioni di euro. Il credito d’imposta può essere fruito in cinque anni “a decorrere dall’anno successivo a quello di entrata in funzione dei beni”.

Nel caso in cui l’interconnessione dei beni 4.0 avvenga in un periodo d’imposta successivo a quello della loro entrata in funzione, è “possibile iniziare a fruire del credito d’imposta per la parte spettante ai sensi del comma 5”, cioè fruire da subito del credito d’imposta per i beni strumentali “semplici” al 6%.

Credito d’imposta del 40% e del 20% per investimenti in beni 4.0

Per quanto riguarda i beni 4.0, cioè i beni ricompresi nell’allegato A annesso alla legge 11 dicembre 2016 n. 232 attualmente agevolati con l’iperammortamento, l’aliquota del credito d’imposta è pari al 40% per investimenti fino a 2,5 milioni e al 20% per gli investimenti di valore compreso tra 2,5 e 10 milioni di euro. Restano esclusi gli investimenti tra 10 e 20 milioni attualmente coperti dall’aliquota più bassa dell’iperammortamento.

Questo incentivo è utilizzabile solo dalle imprese (non quindi dai professionisti, come già accade attualmente per l’iperammortamento).

Per gli investimenti da 300.000 euro in su è obbligatoria la perizia o l’attestazione di conformità da parte di un perito, un ingegnere o una società accreditata.

Quanto al periodo valido per l’acquisto e la consegna dei beni, anche in questo caso l’incentivo vale per l’acquisto di beni strumentali effettuato dal 1 gennaio 2020 fino al 31 dicembre 2020, ovvero entro il 30 giugno 2021 a condizione che entro la data del 31 dicembre 2020 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione. L’orizzonte temporale per la consegna è quindi al massimo di 18 mesi, mentre nell’attuale disciplina era di 24 mesi.

Restano valide le attuali restrizioni in caso di vendita del cespite o di sua destinazione a struttura produttiva situata all’estero entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello di effettuazione dell’investimento: in tal caso il credito d’imposta è corrispondentemente ridotto escludendo dall’originaria base di calcolo il relativo costo e il maggior credito d’imposta eventualmente già utilizzato in compensazione deve essere riversato.

Per gli investimenti in beni strumentali  – sia quelli “normali” sia quelli 4.0 – il credito d’imposta può essere utilizzato in compensazione in cinque quote annuali “a decorrere dall’anno successivo a quello dell’avvenuta interconnessione”. Sono state quindi accolte le richieste di Confindustria che aveva chiesto di non limitare la compensazione ai soli pagamenti di tributi, ma di consentirne l’utilizzo anche per i versamenti assistenziali e previdenziali.

Credito d’imposta del 15% per il software

Per gli investimenti nei beni immateriali ricompresi nell’allegato B della legge 11 dicembre 2016 n. 232, il credito d’imposta è pari al 15% del costo di acquisizione con un limite massimo pari a 700.000 euro. Nella prima versione dell’emendamento il limite era stato fissato a 500 mila euro: anche in questo caso sono quindi state accolte le istanze degli industriali.

Il credito d’imposta in questo caso può essere utilizzato, sempre solo in compensazione, in tre quote annuali (invece delle cinque dei beni materiali).

Come nella disciplina attuale sono agevolabili anche le spese per servizi sostenute in relazione all’utilizzo dei beni di cui al predetto allegato B mediante soluzioni di cloud computing.

Questo incentivo è fruibile indipendentemente dall’acquisizione di un bene materiale, a differenza di quanto accade oggi.

La comunicazione al Ministero

Uno dei punti più controversi della prima versione dell’emendamento era la necessità di farsi “autorizzare” il credito d’imposta dall’Agenzia delle Entrate. Dopo la levata di scudi degli industriali, il Governo è tornato sui suoi passi. Nel nuovo testo dell’emendamento si prevede infatti solo l’obbligo di una comunicazione al Ministero dello Sviluppo Economico che servirà al Governo per valutare l’andamento della fruizione degli incentivi: un balzello in più rispetto alla disciplina attuale, ma si tratta appunto di una comunicazione e non di una richiesta di autorizzazione. Formalmente, comunque, l’ultimo comma stabilisce che il monitoraggio delle fruizioni del credito d’imposta spetta al Ministero dell’economia e delle finanze.

Il modello, il contenuto, le modalità e i termini di invio della comunicazione in relazione a ciascun periodo di imposta agevolabile saranno resi noti con un decreto direttoriale del Ministero dello Sviluppo Economico.

Il nuovo credito d’imposta è inoltre esplicitamente cumulabile con altre agevolazioni che abbiano ad oggetto i medesimi costi, a condizione ovviamente che tale cumulo non porti al superamento del costo sostenuto.

Il regime transitorio

Che cosa accade per i beni acquistati nel 2020, ma ordinati nel 2019, per i quali sarebbe ancora in vigore la vecchia disciplina di super e iperammortamento? Il testo dell’emendamento lo chiarisce ai commi 13, 14 e 15. La nuova disciplina infatti non si applicherà in tutti quei casi in cui il bene è stato ordinato nel 2019 con il pagamento dell’acconto del 20%, come previsto dall’attuale disciplina.

Nuovi bandi e agevolazioni per le imprese italiane

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato cinque Bandi per la valorizzazione di brevetti, marchi, disegni e per il trasferimento tecnologico delle attività di ricerca e sviluppo.

Le risorse finanziarie disponibili sono circa 50 milioni di euro.

“Lo sviluppo del nostro sistema produttivo passa anche attraverso la tutela della proprietà intellettuale dei marchi e dei brevetti industriali – ha dichiarato il Ministro Stefano Patuanelli. Il pacchetto di misure previsto dal Decreto Crescita va, infatti, nella direzione di facilitare e promuovere la brevettabilità delle innovazioni. L’obiettivo è quello di fornire un quadro di strumenti finanziari e normativi in grado di dare, nei prossimi mesi, stabilità e certezza sia alle imprese che investono sul loro know how che alle università e agli enti di ricerca impegnati in progetti di ricerca e sviluppo da trasferire in campo industriale”.

Le micro, piccole e medie imprese potranno presentare la richiesta di accesso agli incentivi per l’acquisto di servizi, fino all’esaurimento delle risorse, a partire:

  • dal 30 gennaio 2020 per le domande relative al bando Brevetti+, a cui sono destinati 21,8 milioni di euro, gestiti da Invitalia;
  • dal 27 febbraio 2020 per le domande relative al bando Disegni+, a cui sono destinati 13 milioni di euro, gestiti da Unioncamere;
  • dal 30 marzo 2020 per le domande relative al bando Marchi+, a cui sono destinati 3,5 milioni di euro, gestiti da Unioncamere.

Le Università e gli enti pubblici di ricerca potranno, invece, presentare richiesta di accesso agli incentivi per finanziare progetti a partire:

  • dal 16 dicembre 2019 al 14 febbraio 2020 per progetti di potenziamento degli Uffici di trasferimento tecnologico (UTT), a cui sono destinati 7 milioni di euro, gestiti direttamente dalla Direzione Generale dell’UIBM del MiSE;
  • dal 13 gennaio 2020 al 27 febbraio 2020 per progetti Proof of Concept (PoC) destinati alla valorizzazione dei brevetti, a cui sono destinati 5,3 milioni di euro, gestiti da Invitalia.

Scarica il documento Relativo ai Brevetti MISE +2020

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Nuovi bandi per la valorizzazione dei titoli di proprietà industriale e il trasferimento tecnologico al sistema delle imprese della ricerca universitaria, scoprili qui

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Prolungata la possibilità di iscriversi al Bando Innovation Manager. Scopri i dettagli

Con decreto di ieri (27 Novembre) il Mise posticipa la scadenza al fine di consentire alle imprese e alle reti il completamento delle attività di predisposizione delle domande di agevolazione nell’ambito dell’intervento agevolativo istituito dall’articolo 1, commi 228, 230, e 231, della legge 30 dicembre 2018 n. 145.

Il termine finale per la compilazione delle istanze di accesso alle agevolazioni indicato all’articolo 4, comma 7, lettera b), del decreto direttoriale 25 settembre 2019 è posticipato alle ore 12.00 del 6 dicembre 2019

Scadenza bando Innovation Manager:

Ecco cosa dice il decreto del Mise, conseguentemente alla proroga di cui al comma 1, il termine iniziale di invio delle domande di accesso alle agevolazioni è posticipato alle ore 10.00 del 12 dicembre 2019.

Le informazioni sulle modalità di invio delle istanze di cui al comma 2 sono fornite ai soggetti interessati nell’apposita sezione “Voucher per consulenza in innovazione” del sito web del Ministero (www.mise.gov.it) con decorrenza successiva alla chiusura dei termini per la compilazione delle domande di agevolazione di cui al comma 1.

Le reti non dotate di soggettività giuridica ovvero i soggetti proponenti amministrati da una o più persone giuridiche o enti diversi dalle persone fisiche possono presentare al Ministero le richieste di accreditamento per l’accesso alla procedura informatica, secondo le modalità di cui all’articolo 4, comma 4 del decreto direttoriale 25 settembre 2019, esclusivamente entro il termine del 29 novembre 2019.

Il nuovo testo del disegno di Bilancio non è ancora chiaro e ben definito ma dovrebbe approdare alla fine della settimana in Senato.

Iniziano a trapelare alcuni dettagli e ipotesi in merito alla sostituzione di superammortamento e iperammortamento con un nuovo credito d’imposta per l’innovazione 4.0. Una novità fortemente voluta dal Ministero dello Sviluppo Economico con l’intento di ampliare la platea delle imprese beneficiarie, nell’ambito di un complessivo rinnovo triennale degli incentivi per Industria 4.0 – Impresa 4.0.

Il nuovo strumento presenta una serie di vantaggi e svantaggi rispetto alle maggiorazioni degli ammortamenti; ad esempio la possibilità di fruirne anche in assenza di un utile di impresa, utilizzando il credito a riduzione dei debiti (per esempio i versamenti IVA). La durata, che potrebbe essere fissata in tre o cinque anni e quindi, in molto casi, essere più rapida rispetto al sistema dei maxi ammortamenti.

Tutte queste considerazioni, comporterebbero un cambiamento delle aliquote, ad oggi l’iperammortamento al 270% dovrebbe corrispondere un credito d’imposta del 40,8%.

Al superammortamento al 130% un credito d’imposta del 7,2%. Così non sembra essere e gli importi potrebbero essere parecchio diversi.

Al momento si parla di un credito d’imposta del 20% in luogo dell’ìiperammortamento e del 6-7% in luogo del superammortamento. Se nel secondo caso le differenze non sono pesanti, nel primo caso si tratterebbe di un clamoroso dimezzamento del vantaggio per le imprese. In pratica, come se venisse fatto un rinnovo dell’iperammortamento con aliquota al 180% invece che al 270%.

Gli industriali non restano a guardare

Chiaro è che il mondo degli industriali è contrario a questa nuova proposta, in quanto si vedrebbero ridurre

Intanto la maggior parte delle associazioni confindustriali è contraria già solo a un cambio dello strumento, dal momento che le aziende – dopo qualche difficoltà – hanno iniziato a familiarizzare con gli incentivi attuali, al punto che, in qualche caso, iperammortamento è diventato sinonimo di Industria 4.0.

Novità e positività per l’industria 4.0

Dopo un inizio critico arrivano anche delle buone notizie. Il discusso nuovo credito d’imposta per l’innovazione 4.0 prevederebbe una forte maggiorazione per gli investimenti “verdi”, cioè per tutti quegli investimenti in tecnologie 4.0 in grado di offrire un sensibile vantaggio in termini di impatto sull’ambiente.

Dalle voci di corridoio sembrerebbe che in questo caso il credito d’imposta sarebbe del 40%, di fatto pareggiando il valore dell’attuale iperammortamento.

Altra buona notizia è la conferma della Nuova Sabatini con un’iniezione di 265 milioni di euro. Resterebbe la maggiorazione dell’incentivo per i beni 4.0 e non si esclude l’introduzione, anche qui, di premio sugli investimenti in tecnologie nel segno della green e circular economy.

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Iperammortamento, Bonus Formazione e Credito d’Imposta godranno di altri 3 anni di Proroga.

Il neo Ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, in una recente intervista (Il Sole 24 Ore – 25 Settembre 2019), ha presentato le linee guida che il suo Ministero osserverà nella riformulazione degli incentivi in cui si articola il Piano Impresa 4.0 per la trasformazione digitale delle imprese, nell’ambito della prossima manovra finanziaria.

Il Ministro ha annunciato la convocazione di un Tavolo Transizione 4.0, che prenderà il posto della Cabina di Regia.

Questo tavolo dovrà diventare la sede di un confronto permanente a cadenza mensile, secondo i piani ministeriali, per discutere le proposte di tutti gli attori del comparto industriale, le associazioni di categoria anche della filiera green, i sindacati.

Se è atteso un confronto con le parti sociali, il punto di partenza è la conferma, in legge di bilancio, di tutti gli strumenti che hanno stimolato l’economia reale, incontrando il favore delle imprese: iperammortamento, credito d’imposta formazione 4.0 e bonus per ricerca e sviluppo in primis.

Il rinnovo avverrà all’insegna della stabilità, o prevedendo almeno un orizzonte temporale triennale. Il Ministro Patuanelli, così come il predecessore Di Maio, è consapevole di quanto servano incentivi strutturali, essendo “necessario fornire certezza a chi fa investimenti: è difficile per un imprenditore rincorrere il rinnovo delle agevolazioni a ogni legge di bilancio. C’è bisogno della garanzia legata alla stabilità.”, come lo stesso Patuanelli ha esplicitato.

Le intenzioni ministeriali di abbandono della logica dei rinnovi annuali dovranno fare i conti con la disponibilità finale di risorse economiche della manovra. Pare, tuttavia, indifferibile neutralizzare lo “stand by” degli investimenti che tipicamente connota gli ultimi trimestri.

Puntualmente, infatti, la dinamica degli investimenti delle imprese subisce una brusca battuta d’arresto negli ultimi mesi di ogni anno, quando le imprese congelano ogni decisione, attendendo di comprendere se e come si articoleranno, nell’anno successivo, gli incentivi in scadenza.

Alla rimodulazione delle misure sotto il profilo dell’arco temporale di vigenza, si assocerà una revisione in chiave green. Alla trasformazione verso l’economia digitale si accompagna, infatti, nei proclami governativi, la transizione verso l’economia circolare.

Già nell’impianto originario del piano Industria 4.0, era sussistente, seppur in forma embrionale, l’attenzione all’ambiente e all’economia circolare. In particolare, nell’ambito dell’elenco dei beni iperammortizzabili, hanno fatto da subito parte i “componenti, sistemi e soluzioni intelligenti per la gestione, l’utilizzo efficiente e il monitoraggio dei consumi energetici e idrici e per la riduzione delle emissioni”, nonché i “filtri e sistemi di trattamento e recupero di acqua, aria, olio, sostanze chimiche, polveri con sistemi di segnalazione dell’efficienza filtrante e della presenza di anomalie o sostanze aliene al processo o pericolose, integrate con il sistema di fabbrica e in grado di avvisare gli operatori e/o fermare le attività di macchine e impianti”.

Ovviamente due voci dell’Allegato A alla Legge di Bilancio 2017 non riescono, da sole, a dipingere il Piano Impresa 4.0 di verde.

L’economia circolare è entrata significativamente nell’ambito delle politiche industriali solo di recente, con tre misure inserite nel Decreto Crescita (decreto-legge 30 aprile 2019, n. 34 convertito con legge 28 giugno 2019, n. 58).

Si tratta, in particolare, delle agevolazioni a sostegno di progetti di ricerca e sviluppo per la riconversione dei processi produttivi nell’ambito dell’economia circolare (art. 26), delle agevolazioni dirette a favorire il reso degli imballaggi di merce ed il relativo riuso/riciclo(art. 26 bis), delle agevolazioni fiscali a favore delle imprese che acquistano prodotti da riciclo e da riuso (art. 26 ter).

Le misure, che hanno sicuramente suscitato l’interesse del tessuto imprenditoriale, rimangono in attesa dei decreti attuativi che le rendano operative.

La responsabilità “verde” del governo ha iniziato, dunque, a prendere forma, ma la vera svolta green è attesa con la prossima Legge di Bilancio. Al riguardo, Patuanelli ha anticipato che il Green New Deal si declinerà all’interno delle misure esistenti, segnatamente iperammortamento e credito d’imposta R&S, attraverso un maggior incentivo fiscale dedicato agli investimenti su sostenibilità ed economia circolare che potranno dimostrare di avere un impatto positivo.

Tra i driver della riformulazione delle misure incentivanti, vi saranno le istanze delle Micro, Piccole e Medie Imprese. Le misure infatti saranno coniugate “in una logica di maggiore sostegno alle piccole imprese attraverso l’introduzione di alcune premialità legate all’innovazione nelle filiere o nei grandi progetti, così da arrivare a tutto il tessuto produttivo, anche a quello maggiormente periferico e non solo geograficamente”, ha annunciato il Ministro.

Anche la formazione 4.0 è oggetto di attenzione nei disegni ministeriali.

Saranno, inoltre, valutate nuove misure ad ulteriore sostegno della crescita, soprattutto in chiave green economy, previo il confronto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze per valutarne la sostenibilità economica. Ad ogni buon conto, è indubbio che già l’iperammortamento, il bonus R&S ed il credito d’imposta formazione 4.0 abbiano realizzato ottimi risultati per l’economia italiana.

Tra le misure che hanno maggiormente impresso uno shock positivo sull’economia, vi è l’iperammortamento, che funge da paradigma del piano Impresa 4.0.

Peraltro, si registrano recenti orientamenti di prassi a favore delle aziende su questa misura, le cui maglie sono sempre più definite ed ampie.

Si segnalano aperture circa l’eleggibilità delle etichette elettroniche, utilizzate nell’ambito della Grande Distribuzione Organizzata.

Risulta, innanzitutto, ribadita l’accessibilità all’iperammortamento da parte di tutte le imprese, indipendentemente dal settore economico in cui operano; se in un primo momento non vi era chiarezza sul punto, è stato poi esplicitato dalle FAQ del MiSE che sono agevolabili anche le imprese non manifatturiere, stante l’equipollenza di prodotto e servizio, ai fini della disciplina agevolativa.

In questo contesto, le etichette elettroniche interattive (Interactive Shelf Label), atte ad interagire con il cliente, con gli operatori e con il sistema informativo di fabbrica, possono essere agevolate nell’ambito dei “Sistemi per l’assicurazione della qualità e della sostenibilità”, in particolare tra i “ sistemi intelligenti e connessi di marcatura e tracciabilità dei lotti produttivi e/o dei singoli prodotti (ad esempio RFIS – Radio Frequency Identification).”

Scopri il  programma Digital Europe, tutto quello che devi sapere.

La Commissione europea ha avviato una consultazione sul progetto di Orientamento dei primi due anni della sua proposta di programma Digital Europe.

I contributi ricevuti attraverso la consultazione aiuteranno la Commissione a mettere a punto gli Orientamenti per un’Europa digitale. Questi ultimi definiranno poi i programmi di lavoro e gli inviti a presentare proposte per i primi due anni del programma (2021-2022).

Il programma è attualmente in elaborazione da parte della Commissione; per il momento, esso prevede investimenti diretti per un totale di 9,2 miliardi di euro (previo accordo del Consiglio e del Parlamento europeo) per la diffusione di tecnologie digitali innovative in cinque settori chiave:

  • supercalcolo,
  • intelligenza artificiale,
  • sicurezza informatica,
  • competenze digitali avanzate

Offrire la garanzia di un ampio uso di queste tecnologie digitali nell’economia e nella società, in linea con gli ambiziosi obiettivi e valori di sostenibilità dell’Europa.

Il suo obiettivo sarà quello di migliorare la competitività dell’Europa nell’economia digitale globale e aumentare la sua autonomia tecnologica, costruendo capacità, sperimentando e diffondendo le tecnologie digitali.

Tutte le PMI e le grandi imprese, le amministrazioni pubbliche a tutti i livelli, gli organismi di ricerca e il mondo accademico, le ONG, le associazioni di cittadini e i privati cittadini sono invitati a condividere le loro opinioni.

Il programma sarà un’opportunità unica per l’UE di contribuire in modo sostanziale agli investimenti in capacità digitali essenziali, che nessuno Stato membro può realizzare da solo.

Nell’ambito del processo di co-progettazione che sarà parte integrante dell’Europa digitale, garantendo che rifletta ciò che più conta per la società e le imprese europee, la Commissione ha lanciato una consultazione online, che rimarrà aperta fino al 25 ottobre.

Riparte il Credito di imposta pubblicità per il 2019 e gli anni a venire. Accedi con IBS Consulting

Una nuova importante opportunità per le PMI Lombarde che vogliono accedere ed usufruire di strumenti di finanza agevolata. IBS Consulting potrà esservi d’aiuto per accedere a questa nuova opportunità, scopri i dettagli.

Grazie all’approvazione del Decreto Legge 59/2019 l’incentivo diventa infatti permanente.Consentirà di spesare gli investimenti pubblicitari sulla stampa e sulle radio e TV locali.

A chi è rivolto?

  • Imprese (piccole e grandi);
  • Lavoratori autonomi;
  • Enti non commerciali.

Cosa finanzia?

Investimenti in campagne pubblicitarie sulla stampa, quotidiana e periodica – anche on line! – sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali, il cui valore superi almeno dell’1 per cento gli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi di informazione nell’anno precedente.

Il beneficio spetta a chi ha già fatto pubblicità: le imprese che non hanno investito nel 2018 non possono pertanto richiedere l’incentivo per il 2019.

Cosa NON finanzia il Credito d’Imposta Pubblicità?

  • Inserzioni pubblicitarie sui motori di ricerca e sui social;
  • Televendite, servizi di pronostici, giochi e scommesse;
  • Spese accessorie e costi di intermediazione.

Quali sono i requisiti per accedere al Credito d’Imposta Pubblicità?

Gli investimenti devono essere effettuati su giornali ed emittenti editi da imprese titolari di testata giornalistica iscritta presso il competente Tribunale, ovvero presso il ROC – Registro degli operatori di comunicazione, e dotate in ogni caso della figura del direttore responsabile.

A quanto ammonta l’agevolazione?

Il credito d’imposta è fissato nella misura del 75 per cento del valore incrementale degli investimenti effettuati per tutte le categorie di soggetti ammessi.

Nel caso si debba ricorrere alla ripartizione percentuale, scattano due limiti: nessun contributo può superare il 5 per cento del totale delle risorse annue destinate agli investimenti sui giornali, ed il 2 per cento delle risorse annue destinate agli investimenti sulle emittenti radiofoniche e televisive locali.

Il credito sarà utilizzabile in compensazione mediante il modello F24. L’agevolazione è concessa nei limiti del Regolamento De Minimis.

Come si usufruisce dell’incentivo?

E’ prevista una prenotazione on line. Per il 2019 la domanda va presentata dal 1 al 31 ottobre 2019, mentre per gli anni successivi lo sportello per l’invio delle domande resterà aperto dal 1° al 31 marzo.
Manca ancora lo stanziamento delle risorse per il 2019, ma il Governo si è impegnato a darne attuazione entro il prossimo ottobre.

Contatta un esperto di IBS Consulting per avere maggiori informazioni compilando il form sottostante:

L’articolo 35 D.L. 34/2019 (cosiddetto Decreto Crescita), pubblicato in G.U. n. 100 del 30.04.2019, ha modificato la disciplina in materia di obblighi informativi delle erogazioni pubbliche introdotta dall’articolo 1, commi da 125 a 129, L. 124/2017.

Si tratta di una riformulazione integrale della disciplina delle erogazioni pubbliche che affronta i seguenti aspetti:

  • ambito applicativo soggettivo (platea dei soggetti interessati dagli obblighi di trasparenza)
  • ambito applicativo oggettivo (natura e forma dell’erogazione pubblica);
  • regime sanzionatorio (entità delle sanzioni e decorrenza).

La nota congiunta Assonime e Cndcec del 06.05.2019 “Trasparenza delle erogazioni pubbliche: le novità del Decreto Crescita” analizza puntualmente le novità apportate sul tema dal Decreto Crescita.

Per quanto concerne l’ambito applicativo soggettivo la nuova disciplina introduce tipologie di adempimenti diversificati in relazione alle seguenti due categorie di operatori:

  • associazioni, onlus, fondazioni e cooperative sociali che svolgono attività a favore degli stranieri di cui al D.Lgs. 286/1998;
  • imprese che esercitano attività di cui all’articolo 2195 cod. civ..

Gli obblighi informativi consistono in generale nella pubblicazione degli importi e delle informazioni rilevanti sulle erogazioni pubbliche effettivamente corrisposte al soggetto beneficiario e sono di seguito riassunti con riferimento alle due categorie di operatori disciplinate rispettivamente ai novellati commi 125 e 125-bis dell’articolo1 L. 124/2017.