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Fintech, PIR e Minibond

Fintech: la grande protagonista

Fintech è il risultato della fusione delle parole Financial Technology e spesso è menzionata come tecnofinanza. Dalla crisi del 2008 la Fintech ha subito una notevole accelerazione ed è oggi un ramo della finanza in sempre più forte espansione, tanto che oggi è una parte fondamentale sia del settore bancario, sia di quello finanziario.

La Fintech afferisce a un’ampia gamma di servizi finanziari, dove i più noti sono:

  • crowdfunding
  • peer-to-peer lending
  • asset management
  • gestione dei pagamenti
  • credit scoring
  • raccolta dati
  • cambi
  • criptovalute

La Fintech è ampiamente utilizzata dalle start up che così puntano a sfidare le aziende tradizionali. Il fenomeno è di tali dimensioni che in Europa la Fintech registra una crescita del 400% annuo. Grazie ad analisi più accurate e innovativi sistemi di accesso al credito la tecnofinanza è una vera e propria rivoluzione sia per le banche, sia per i consumatori che possono avvalersi di maggiore trasparenza e quindi maggiore affidabilità.

Fintech e le banche

La concorrenza col mondo bancario è evidente quando si parla di tempistiche. Le banche sono molto in ritardo sul versante Fintech,  infatti se un istituto bancario richiede almeno due settimane per concedere prestiti alle imprese, una piattaforma online effettua la medesima operazione mediamente in 48 ore.

PIR

Introdotti dalla Legge di bilancio 2017 i PIR (Piani Individuali di Risparmio) sono quei piani che hanno lo scopo di veicolare risorse verso le PMI, sono uno strumento di investimento di medio e lungo periodo pensato per i piccoli investitori quali le smallcap (società quotate con una piccola capitalizzazione) e operano soprattutto nel mercato dell’AIM Italia, ovvero il mercato della Borsa dedicato alle PMI che vogliono investire nella loro crescita. Grazie al nuovo credito d’imposta si prevede un aumento dell’utilizzo dei PIR.

Minibond

Secondo la Borsa Italiana i minibond sono

obbligazioni o titoli di debito a medio-lungo termine emessi da società italiane non quotate, tipicamente PMI, normalmente destinate a piani di sviluppo, a operazioni di investimento straordinarie o di refinancing. Permettono alle società non quotate di aprirsi al mercato dei capitali, riducendo la dipendenza dal credito bancario. Come tutte le obbligazioni hanno un tasso d’interesse riconosciuto sotto forma di cedola periodica, e una data di scadenza.

Il fenomeno dei minibond è in forte espansione e questo strumento, dal 2012, ha permesso di far affluire quasi 3 miliardi di euro nelle casse dell PMI che le hanno utilizzate. Il ricorso sempre maggiore a questo tipo di obbligazioni è motivato soprattutto dal fatto che, nonostante i tassi non siano sempre particolarmente vantaggiosi, sono una valida alternativa a un finanziamento bancario a medio-lungo termine. Inoltre, secondo alcuni esperti, i minibond sono anche un’utile allenamento finanziario per le PMI che di solito non sono molto abituate a lavorare nel settore finanziario.

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